Il villaggio dei sicani del monte Saraceno

In età protostorica, almeno dalla fine dell’VIII secolo a.C., Monte Saraceno fu sede di un insediamento di genti che possiamo definire “sicane” sulla base della loro cultura materiale, in particolare della tipologia della ceramica.Le ricerche archeologiche hanno evidenziato due fasi di vita del villaggio dei Sicani a Monte Saraceno. La I fase è documentata finora soltanto sul pianoro sommitale della montagna, dove si conservano i resti di tre capanne a pianta circolare denominate alfa beta e gamma e un piccolo vano di forma rettangolare adiacente alle prime due (vano 11). Le strutture murarie avevano la parte inferiore in piccole pietre legate a secco, mentre l’elevato doveva essere in canne e argilla. Soltanto della capanna beta è stato possibile ricostruire il diametro originale, di circa 10 metri. Tali dimensioni, piuttosto considerevoli, hanno indotto ad ipotizzare che si possa trattare non di una semplice abitazione, bensì di una capanna-sacello del tipo di quelle messe in luce nell’importante centro sicano di Polizzello. La coesistenza di planimetrie circolari e rettilinee trova confronto in altri siti sicani, come Sabucina e Scirinda di Ribera. Sui piani di calpestio delle capanne sono stati rinvenuti numerosi frammenti di vasellame indigeno decorati nello stile di S. Angelo Muxaro Polizzello, tipico della cultura sicana, e pochissimi ma significativi reperti di ceramica greca. Si tratta di frammenti di ceramica di importazione protocorinzia e soprattutto di ceramica di produzione coloniale, in particolare di Gela, databile nella prima metà del VII secolo a.C..Ciò indica che i rapporti commerciali con la colonia greca più vicina dovettero instaurarsi precocemente, subito dopo la sua fondazione (689-688 a.C.).Intorno alla metà del VII secolo a.C. il villaggio sicano fu distrutto da un incendio, forse da attribuire all’intervento dei Greci di Gela, che in questo periodo, secondo le fonti storiche, erano impegnati a consolidare i propri confini scontrandosi anche in maniera cruenta con gli indigeni dell’entroterra.Tale evento traumatico non comportò tuttavia la fine del centro, che fu ben presto ricostruito, ma con un aspetto diverso. La II fase, infatti, è documentata da strutture murarie rettilinee, uniformemente orientate e realizzate con una tecnica più accurata rispetto alle strutture della I fase.Sul pianoro sommitale sono stati individuati i resti di due vani, separati da uno stretto passaggio e orientati in senso nord-sud, nonché altri frammenti sparsi di muri. A differenza della fase precedente, alcune strutture murarie sono emerse anche nel terrazzo superiore, segno questo di un allargamento dei confini del villaggio. Si tratta di due vani attigui e di altri muri rinvenuti in aree piuttosto distanti tra loro ma tuttavia costantemente orientati in senso nord-ovest/sud-est. Verosimilmente, quindi, l’abitato rispondeva ad uno schema abbastanza organico ed ordinato. I muri erano realizzati con la parte inferiore in pietrame legato a secco e l’elevato in mattoni crudi. I materiali ceramici rinvenuti sono in prevalenza di fabbrica indigena, ma non mancano frammenti di ceramica greca di importazione corinzia e di produzione coloniale, che datano la frequentazione tra la metà del VII e i primi decenni del VI secolo a.C..Non sappiamo – ed è difficile stabilirlo – se il nuovo insediamento sicano ricadesse sotto il controllo politico-militare di Gela o se invece conservasse una piena autonomia, pur risentendo del generale fenomeno di “acculturazione” che stava interessando e a poco a poco trasformando le comunità indigene del tempo. In ogni caso, non si può escludere che la popolazione del centro, oltre agli indigeni, accogliesse anche elementi greci,in particolare Geloi. Purtroppo a tutt’oggi, non si conosce la necropoli relativa al villaggio, che sicuramente potrebbe fornire dati significativi in tal senso. Nel corso del secondo venticinquennio del VI secolo a.C. l’abitato dei Sicani dovette subire una distruzione (per un conflitto con i Greci?), di cui sono testimonianza gli strati di livellamento che sigillano le strutture del terrazzo superiore.