Chiesa Madre

LA BARONIA DEI BONANNO A RAVANUSA E IL LORO DIRITTO DI PATRONATO IN MATRICE

La baronia di Ravanusa ai Bonanno pervenne dai Crescenzio, che la detenevano dal 1449. Giovanni Crescenzio, signore di Naro ebbe due figlie, Ramondetta, data in sposa al calatino Francesco Bonanno con dote la terra e castello di Canicattì e Liandra a Girolamo Bonanno con in dote il feudo e casale di Ravanusa. Morta Liandra senza figli, ne divenne erede Ramondetta e per essa il marito Francesco B., cumulando così le due baronie, Da Francesco B., capostipite della baronia, il feudo casal Ravanusa passò al figlio Filippo.

Questi ne fu investito nel 1613 e nel 1617 avviò il piano di costruzione di un novum oppidum con 80 lares (case) e costruì la chiesa parrocchiale, assumendosene gli oneri del culto. Ebbe breve vita. Gli successe il figlio Giacomo B. Colonna, sposato con Antonia Balsamo, marchesa di Limina, il più colto e munifico dei nostri baroni, lodato dal Mongitore e dal Mugnos per saggezza, il rigore morale e l’amicizia col card. Pier Paolo Crescenzio. Ottenne l’investitura l’ 08.06.1619 e comprò dalla Real Casa per 6.000 once il mero e misto imperio del feudo e casale Ravanusa. Ereditò dalla madre il ducato di Montalbano (ME) e per real privilegio del 31.08.1623 fu nominato Duca.

Nella terra di Ravanusa, D.Giacomo B. completò la costruzione delle 80 case e le assegnò con censi a 250 nuovi abitatori, invogliandoli a risiedervi con prestiti in denaro, soccorsi di masseria e garanzia di sepoltura nei cimiteri delle chiese. Con i conci della polis di M.Saraceno edificò la castellania di fronte alla chiesa parrocchiale, ampliata nell’attuale struttura con i due campanili, e dedicata al suo omonimo S.Giacomo, e costruì pure le chiese S.Giuseppe, Purgatorio e S.Antonio. Rilasciando procura a D. Marco Aurello, arciprete di Canicattì, con atto del notaio Pietro Buscemi datato 29 gennaio 1632 (ASA, Fondo not. Buscemi P. Senior, vol. 8546-9), ottenne dal vescovo Mons. Traina, il diritto di Patronato in Matrice, per sé e per i suoi discendenti in perpetuo, con elezione e presentazione degli arcipreti. A tal fine destinò una rendita annua di 40 once, costituita dagli interessi allora legali al 5% delle gabelle spettanti alla baronia, secondo l’accordo del 24 agosto 1621 con i vassalli della terra di Ravanusa, per 800 once, da corrispondere dal suo “procensuario” a fine agosto di ogni anno all’arciprete designato, anche in caso di variazione dei singoli censi.
D.Antonio Nicosia, curato della chiesa parrocchiale, venuto da Mirto al suo seguito nel 1619, fu il primo arciprete eletto, cui fu conferita bolla vescovile il 31 gennaio 1632, con obbligo di devolvere ogni anno, per la traslazione di S.Gerlando, un rotolo di cera, per sudditanza al presule agrigentino. I Bonanno ottennero il Patronato anche nelle Matrici di Siciliana e di Cattolica Eraclea, e i Giurati di Licata nella chiesa S.Maria di Ravanusa, facente parte nel passato del loro territorio.


Il nostro barone e duca D. Giacomo B. fissò la sua abituale dimora nel castello di Canicattì, ove ampliò la celebre collezione d’armi sottratte ai musulmani nella battaglia di M.Saraceno e donate dal Conte Ruggero al cugino Palmeri. Delle sue figlie, Maria sposò il marchese Montaperto e le altre tre si consacrarono benedettine di clausura nel monastero S.Salvatore di Naro. A Canicattì il Nostro fondò il primo ospedale “S.Filippo e Giacomo”, nell’odierno Corso Umberto, fu benefattore di chiese e conventi e contribuì alla ricostruzione del convento e chiesa S.Spirito, ove a fine dicembre 1636 fu sepolto, per volontà testamentaria “denudato d’ogni sorta di vesti, in un’unica bara assieme alla spoglie mortali della moglie D.Antonia”. I predetti resti finirono poi nell’ossario del cimitero comunale.Alla baronia di D.Giacomo successe il figlio D. Filippo B. e Balsamo, quindi il nipote D. Giacomo e una lunga serie di discendenti sino all’ultimo dei baroni D. Giuseppe B. e Branciforti, insediatosi il 9 luglio 1798 e assassinato col crollo della feudalità, durante i moti di Palermo del 1820.


Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (can. 1448 e segg.), riconobbe il giuspatronato un privilegio ecclesiastico dei fondatori di un beneficio e ne vietò l’uso per l’avvenire, esortando i patroni a rinunciare a tali diritti pregressi, in cambio di ulteriori suffragi spirituali. Gli eredi della baronia Bonanno rispettosi delle dette disposizioni vi rinunciarono. Ultimo arciprete da loro eletto fu D.Giuseppe Burgio, nel 1941. Nella successiva nomina, nel 1966 (per D. G.Traina), la Curia fu a libera nel disporre dette nomine.